Come lui
Provate voi a essere tanto buoni e tanto belli, ma a dover sempre giustificare di esistere. Provate la vita dei bambù, a stare dove non dovreste, con le scarpe strette e gli alluci che cercano di farsi strada come possono. E se anche siete discreti e sapete stare in società, provate a sentirvi sempre indicati (“hey, hai visto? quello è un bambù”), come se la famiglia cui appartenete fosse sempre quella di un clan, per giunta rivale. E, a seguire, la solita domanda su come si fa con voi, dove vi si mette, come vi si contiene. Il problema è che si cercano sempre le risposte giuste alle domande sbagliate e la questione rimane sempre botanica o via di là. Bisognerebbe forse spiegare che i massimi sistemi non cominciano oltre la pellicola d’ozono: i massimi sistemi sono il dna delle cose. E questo Thomas lo sa bene, con la sua esistenza a lungo ritirata e l’aria da kamerling, di uno insomma che si è preso una certa intimità con le piante che ha intorno. I bambù, proprio loro: lassù, in Alta Langa. Mentre ne parla e fa sciogliere le osservazioni più semplici e semplificate su un letto di buone informazioni, a un certo punto capisce che non basta. D’istinto tende il busto verso l’interlocutore, e quasi lo raggiunge, alto com’è. Per dirgli che, in fondo, perché meravigliarsi: i bambù sono come noi. Non possono stare fermi, devono muoversi, spostarsi, sperimentare. Vogliono sapere tutto. Vogliono il mondo. Devono andare.
Thomas si è preso vent’anni e molti silenzi per osservare le sue piante e trarvi del sano spirito, e oggi sa far spuntare le risposte lontano, scavalcando le paratie d’acciaio annegate nel terreno. E rimedia alle faq di fine conferenza con la beatitudine dei miti, senza far sentire gli ignoranti anche degli stupidi. Che lezione, Thomas! Non so noi, ma di sicuro i bambù sono come te.
1+1 Parlare Verde
Orticola, Milano 11-13 maggio 2012
Progettisti e vivaisti specializzati parlano insieme di piante e di giardino, con la regia dell’Associazione Maestri di Giardino.
Nella serra di VilleGiardini, nel ciclo di appuntamenti “Fatto in giardino”
Programma:
Venerdì 11 maggio dalle 17,30 alle 19,00
Semi, fiori e bacche: il giardino al naturale.
Elisabetta Cereghini ed Elisabetta Fermani con Filippo Alossa, Valerio Gallerati, Marco Gramaglia e Diana Pace.
Sabato 12 maggio dalle 17,00 alle 19,00
Edere, palme e bambù: il giardino in verde.
Ermanno Casasco e Stefania Fanchini con Mirco Bagaloni, Thomas Froese e Fabio Giani.
I profili: Parlare Verde
Vallon Basson
Chi: James Basson/ Fresh Garden
Cosa: Euphorbia spinosa/ Isatis tinctoria/ Linaria vulgaris/ Peucedanum officinale/ Piptatherum miliaceum/ Ruta graveolens/ Silene vulgaris: le piante “italiane” di Ciancavaré al Chelsea Flower Show.
Dove/ Quando: Londra, 22-26 maggio 2012
Il pollaio di Helsinki
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All’imbrunire è arrivata Giovanna a spiegare ai residenti che quello lì dove pestavamo l’erba era il Piano del Cavaliere. Che in ligure “cian” (letto scian) vuol dire piano, e che una discreta radura lievemente terrazzata sotto al Monte Cavallo non poteva che essere del cavaliere. Quindi, complice la luce scarsa e la velatura del cielo, l’happening ha preso un’imprevista virata seppia verso di mistero (che Cavaliere?, e quando?, e: non eravamo a Ciancavaré per le galline?). Sul tavolino improvvisato per l’inaugurazione del pollaio la boy band degli architetti di Officina82 + Andrea Beoletto aveva allestito il buffet. Aperitivo rigorosamente da mangiare e bere a intuito, vista l’ora, perché a salire da Marina degli Aregai, dopo la mostra, ci va una mezzora e tutti, regolarmente, fanno tardi a ritrovarsi: colpa degli ulivi e delle querce che pasticciano il percorso della stradina che sale da Villa Viani e porta al vivaio di Clémence e Daniele. In un’azienda bio un pollaio che si rispetti non può mancare. Due galline ovaiole e un gallo “no logo” (incroci domestici spontanei), nuovissimi come lo stabbiolo messo in piedi da Martin Hackemberg, ebanista tedesco trapiantato a Helsinki da quarant’anni, professore alla Kuvataideakatemia, la Scuola di Belle Arti della capitale. Che, da woofer, è capitato a Ciancavaré giusto in aprile, venti giorni in Liguria a rimorchio del Salone del Mobile di Milano. Il progetto, con tanto di pannello laterale scorrevole per la raccolta delle uova e piccionaia per gli uccellini del bosco era già pronto, insieme ai pallet e alle assi da cantiere, ai coppi e alla rete esagonale radunati sotto alla roverella. Gli allievi erano pronti e il maestro si è manifestato: in 10 giorni effettivi il cantiere della casetta mobile, appoggiata al muretto a secco, si è chiuso. Da qualche mattina Pietro il Gallo e le due squinzie si svegliano e fanno colazione nel dehors vista giardino, vista vivaio, vista colline e (quando può) vista mare, con una certa invidia dei sapiens-sapiens per stile, proporzioni e inserimento paesaggistico. In separata sede i progettisti hanno confessato il ricorso alla sezione aurea (o proporzione divina). Insomma un rapporto di 1:618 che in natura va alla grande, e anche in architettura, da Fidia in poi. Una misura che vuol dire bellezza e armonia. Ignorando il retroscena, molti hanno ironizzato su Pietro godendosi intanto la location e producendo, tra una tartina e il cin-cin, un certo schiamazzo. Ma Pietro ha continuato a dormire.
Paraboliche
Cosa: pollaio mobile in legno riciclato, formato (circa) 1x2x1,7
Chi: Lara Sappa e Fabio Revetria di Officina82 + Andrea Beoletto, architetti a Garessio (Cn)
Per chi/dove: Clémence Chupin e Daniele Gammino del Vivaio Ciancavaré di Pontedassio (Im)
Buffet: mezzi bastoncini di grana + scacchi di focaccia alla salvia; brindisi in champagne aromatizzato alle erbe effetto campari prodotto in proprio da Marcone il ceramista.
Vie dell’orto
Andiamo a Camaiore, dai. No, non al lido, a prendere il sole (se mai ci fosse), ma in piazza San Bernardino e nei paraggi. C’è da ascoltare di orto e da comprare cose da metterci dentro. Semi, per cominciare, ma anche piantine e tutto il resto. Dice la Coldiretti che 250 euro bastano per iniziare una vita da ortolani, se proprio non si ha niente, neanche una paletta da spiaggia per smuovere il terriccio nel sacco. Mi sembrano tanti, ma forse hanno ragione. Perché vai a sapere quanti della fiumana dei nuovi agricoltori urbani hanno conservato una vanga del padre o del nonno (ma si dovrebbe dire della madre o della nonna, visto che l’orto era soprattutto affar loro). Per chi si avvicina al giardinaggio a fini alimentari dopo una o più generazioni in cattività, la prima verdura (magari anche lei cresciuta in vaso) è davvero quella dell’anno zero, prima ancora che del kilometro 0. Io direi che la cosa migliore sarebbe recuperare la memoria pratica familiare e poi buttarsi, senza troppi manuali sotto l’ascella. E comunque per farsi un’idea c’è sempre la Toscana a disposizione, dove questo fine settimana (13-15 aprile), c’è anche Orti e Horti, vicino Firenze.
ESPOSIZIONE ETNOBOTANICA
14-22 Aprile 2012
Vallo della Lucania (Sa), Convento dei Domenicani
Omignano, Orto Botanico Pennini
Tel. 3394244603
RITORNO AI SEMI
“Aronia melanocarpa: arbusto deciduo, alto fino a due metri, con foglie glabre, di colore verde lucente che virano al rosso porpora in autunno”. La descrizione di questa Rosacea dalla fioritura bianca primaverile, numero 57 dell’ultimo Index Seminum annuale pubblicato da Adipa, l’Associazione per la Diffusione di Piante fra Amatori, si conclude come tutte le altre con il nome del socio che ne ha fornito i semi. Poi, nella casermetta al baluardo San Regolo delle mura di Lucca, le socie volontarie prepareranno le bustine per inviarle gratuitamente a chi ne farà richiesta (non più di 25 varietà ad associato). Per chi però preferisce lo scambio diretto (in gran parte cespugli e piante esotiche), ci sono le mostre-scambio. Di solito una in tarda primavera e l’altra in autunno, sempre presso l’Orto Botanico della città, precedute a maggio da quella dedicata a ortaggi e piante commestibili, perché di recente Adipa ha assorbito Arcopa, Associazione Ricerca e Conservazione Piante Alimentari. Un po’ il segno dello spostamento di interesse degli appassionati dall’ornamentale all’utile, trainato dal grande ritorno agli orti. Ma c’è chi ha fatto del recupero e dello scambio di varietà tradizionali di cereali e piante orticole una missione sociale fin dall’inizio, come il Consorzio della Quarantina di Genova (quarantina.it) e l’associazione francese Kokopelli, che ha una “antenna” italiana a Fano, nelle Marche. Un piccolo universo, parallelo al circuito distributivo ufficiale, non privo di ostacoli e di impedimenti dovuti alle direttive europee sulle sementi, le quali vietano di fatto il “diritto consuetudinario” alla loro libera circolazione. Limitazioni parzialmente riviste (ma non ancora rese attuative) dalle leggi italiane, di cui sono probabilmente all’oscuro i sempre più numerosi appassionati che premono per intervenire al “Mandillo dei semi” di Torriglia, l’incontro in cui esclusivamente i soci della Quarantina possono scambiarsi piccole quantità di semi di varietà autoprodotte. Code all’ingresso e spiacevoli divieti di ingresso a una vera e propria festa per chi socio non è, tanto che la data di quest’anno non è stata nemmeno resa nota. Non resta che attendere un nuovo evento simile, ma pubblico, che la Rete Semi Rurali sta mettendo in cantiere.
CALENDARIO 481 – gennaio/febbraio 2012 – copyright Mongera/VilleGiardini